Mark Gregory, il mito.
Enzo G. Castellari, il (vero) mito. All’
estero è giustamente noto come
Bronx Warriors 2, considerato che il protagonista Trash è il medesimo, anche se la
continuity col precedente capitolo praticamente nulla.
"Il quartiere del Bronx a
New York, abitato per lo più da gente povera e disadattata, deve essere abbandonato al più presto dai suoi abitanti ai quali una superpotente società di costruzioni ha promesso altre e migliori sistemazioni. La maggioranza se ne va senza fare storie ma un gruppo di sbandati che vivono nel sottosuolo con a capo un mezzo zingaro, Doblon, e un ragazzo, Trash, i cui genitori sono stati barbaramente uccisi da emissari della società, non si arrendono e non vogliono abbandonare il loro ambiente e decidono di opporre una tenace
resistenza agli usurpatori. Questi, capitanati dallo spietato Wangler al servizio della società iniziano a perseguitare senza tregua gli oppositori in un’atmosfera apocalittica di desolazione e
violenza senza limiti. L’impavido e intraprendente Trash si rivolge a Strike, un esperto conoscitore delle fogne della città, per rapire il
presidente della società, coadiuvato ed incoraggiato in ciò da una vivace giornalista che ha capito l’intento della società che vuole distruggere il vecchio Bronx per far sorgere un modernissimo quartiere e proseguire nella più abietta speculazione edilizia con il tacito consenso di
politici senza scrupoli." (Yahoo
Cinema)
Che tiri un’aria diversa, con una maggiore sensibilità al lato spettacolare della messa in scena, è palese fin dalle prime sequenze, dove il marmoreo Trash fa esplodere a colpi di pistola un elicottero.
Castellari, pur giocando con i medesimi elementi del precedente titolo, gira un western puro mascherato da fantascientifico. Inusuale persino nella sua coralità di voci, considerando che tutti gli attori ricoprono ruoli - se non
chiave - delineati e contestualizzati nella
storia:
Gregory è il valoroso guerriero motivato dalla vendetta familiare, la
D’Obici una giornalista "scomoda" (a lei l’onere/onore di recitare le battute più tremende),
Henry Silva all’apice del fascistoide cinismo,
Sabàto eccessivamente esaltato e ridanciano e la magnifica
Moana Pozzi, che interpreta un omonimo personaggio di contorno (ma all’
estero diverrà Juana). Insieme appaiono pienamente integrati in quel magico
mondo parallelo che solo la solida maestria del grande regista romano, coadiuvato dallo stunt coordinator
Riccardo Petrazzi, riusciva ad evocare in maniera sempre originale e professionale.
Perplessità sulla figura del bambino bombarolo Junior (
Alessandro Prete), antipatico fin dall’entrata in scena, visibilmente lontano
anni luce dalle corde action di Castellari e forse giustificato dalla penna di
Tito Carpi, autore di soggetto e sceneggiatura, che intendeva inserire una figura d’aggancio verso il pubblico femminile.
Il recente, bellissimo
Doomsday (2008) di
Neil Marshall ha riaperto (purtroppo senza ottenere il dovuto successo) le polverose porte del post-apocalittico moderno. Chissà che il nostro
Castellari non segua il suo esempio e aggiunga un nuovo, straordinario, esplosivo capitolo all’infinitamente prezioso
nuke cinema?