Inviato da chatmania il 2 Maggio 2008
Il Kefir è una bevanda di origini mediorientali, ottenuta dalla fermentazione del latte e ricca di proprietà benefiche. Il nome di questa bibita deriva da una parola turca: “keyif” che significa, non a caso benessere. Questo prodotto ha origine nelle regioni del Caucaso e si lega soprattutto a una preparazione domestica.
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Inviato da chatmania il 29 Aprile 2008
Un nome esotico per un piatto delizioso che arriva direttamente dalle tavole delle famiglie giapponesi!
La parola donburi, categoria a cui appartiene questa preparazione, indica il piatto in cui viene servito il cibo, una ciotola da riso molto capiente con un sostegno rotondo. In mancanza di un recipiente laccato, una ciotola semplice, in ceramica o porcellana, andrà benissimo. cucina giapponese senza glutine
L’oyako-donburi – oyako significa ‘genitore e figlio’ – ha come base del riso gohan (riso al vapore), che viene servito con pollo e cipollotti a cui sono state aggiunte delle uova.
Caratteristica dell’oyako- donburi è quella di mantenere indietro la cottura dell’uovo, che deve rimanere molto morbido.
Ingredienti
due tazze di riso giapponese o riso a chicco corto, cotto al vapore
200 gr di polpa di pollo fatta a tocchetti
due uova
cipollotti finemente tagliati
mezza tazza di brodo dashi
salsa tamari senza glutine
alga nori tagliata a strisciolime
vino binaco q.b
zucchero q.b
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Inviato da serena il 10 Aprile 2008
Avendo ancora del tofu, podo l’ultima produzione casalinga, ho preparato questi stuzzichini ispirandomi ai Pakora indiani, che sono delle frittelle(spesso di verdure ma anche di panir)fatte con farina di ceci.
Ho cosparso il tofu di miso su tutti i lati e l’ho tenuto in un contenitore chiuso,in frigo per tre giorni.Poi ho eliminato lo strato di miso e l’ho pulito con un panno umido.
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Inviato da serena il 7 Aprile 2008

Il baklava è un dolce tipico della cucina mediorientale, di cui Grecia e Turchia, si contendono le origini, ormai da moltissimi anni. La rivendicazione greca di questa prelibatezza si basa su alcune fonti che testimoniano la comparsa già in epoca bizantina di u dolce a strati fatto di noci e miele, mentre i turchi rivendicano la paternità del baklava poggiando sul fatto che questo preparato è considerato da tempo immemore il dolce dei sultani.
I greci hanno sicuramente contribuito a dare al baklava la forma che noi oggi conosciamo adoperando per la preparazione la pasta phyllo, una sorta di pasta sfoglia con molti strati ed estremamente croccante. La parola phyllo in greco significa, infatti, semplicemente foglia. Il nome baklava, invece, deriva dall’arabo e serve a indicare l’ingrediente principale di questa preparazione: le noci. Inoltre le noci e il miele, che sono poi i due elementi fondamentali nella preparazione di questo dolce, messi insieme sono considerati molto potenti nella sfera erotica, non a caso i greci ne parlano come di un mezzo sicuro per risvegliare la passione. Ma come si prepara questa delizia? Innanzitutto cominciamo ad elencare gli ingredienti di cui abbiamo bisogno, primo fra tutti la pasta phyllo, possiamo acquistarla già pronta nei supermercati che vendono prodotti etnici o in alternativa, se non dovessimo riuscire a trovarla, va anche benissimo la pasta sfoglia. Per il ripieno abbiamo poi bisogno di noci, mandorle, pistacchi, burro in abbondanza e un po’ di zucchero. Per lo sciroppo di copertura invece useremo: acqua, miele, zucchero e scorza di limone. Cominciamo la creazione del dolce dividendo in due parti uguali la pasta phyllo. Poniamo in una teglia uno strato di pasta e spennelliamo con del burro fuso, procediamo in questo modo alternando burro e impasto fino ad esaurire la prima metà della pasta. A questo punto tritiamo insieme le noci, le mandorle, i pistacchi e lo zucchero, e versiamo il composto ottenuto nella teglia. Ricopriamo con la restante pasta phyllo, sempre alternando uno strato di pasta ad uno di burro fuso.
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Inviato da chatmania il 28 Marzo 2008

Il cous cous è un piatto tipico del Nord Africa, molto legato alle tradizioni religiose di questa terra. Questa prelibatezza ha avuto un grande successo in tutto il mondo grazie, probabilmente, alle sue caratteristiche inconfondibili, come l’aroma straordinario e il sapore intenso.Questo piatto nasce in tempi antichissimi, infatti, si ritiene fosse già presente presso le tribù dei Berberi, un popolo autoctono delle zone maghrebine che lo preparava mescolando ai cereali che coltivava dell’acqua o del latte; col passare del tempo si è arrivati alla ricetta tradizionale conosciuta oggi da tutti noi che prevede la cottura della semola al vapore e l’aggiunta di verdure e carni miste.
Oltre alle zone nord africane, il cous cous si è diffuso, dando luogo a molte variazioni, anche in Francia, in Siclia, in Giordania, in Libano e in Israele. La preparazione per ottenere dalla semola i minuscoli granelli di cous cous è molto lunga e complicata; in passato veniva effettuata dalle donne africane che, per ottenere grandi quantità di questo prodotto dovevano riunirsi in gruppi e lavorare per diversi giorni. Oggi ovviamente la produzione è stata meccanizzata e si vendono in tutto il mondo grandi quantità di questo alimento.
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